Piccole imprese dipendenti dall'export

Piccole imprese dipendenti dall'export
09 March 2011 - 11:51

MILANO - Se il modello aggregativo sembra aver fatto proseliti anche in casa nostra permettendo la nascita di Rete Imprese Italia il prossimo passo è fare rete anche oltre-confine. Necessario. Almeno a giudicare i primi risultati (un'anticipazione rispetto alla prima convention che si terrà a maggio) di Focus Pmi, un osservatorio nato per iniziativa di Ls Lexjus Sinacta, un network di avvocati e commercialisti che da anni si occupano di consulenza legale e fiscale per piccole e medie imprese.

 

ESTERO - Il campione preso in esame dall'istituto di ricerca Tagliacarne – oltre 600 pmi – conferma che ci si mantiene a galla grazie alla domanda estera. Anzi il 50% delle imprese «scannerizzate» dichiara «di aver accresciuto il proprio volumi d'affari durante il 2010» perché coinvolto in processi di Ide (Investimenti diretti esteri), sia in entrata (per il 55,5% del campione), sia in uscita (per il 46,2%). Parlare di declino di sistema-Paese questa volta può essere fuorviante, anche se il tema in parte si può sovrapporre. Semmai l'accresciuta dipendenza delle nostre imprese verso i mercati esteri conferma quanto i consumi in Italia si siano arrestati (anche i saldi di gennaio testimoniano un trend preoccupante) e per dimenarsi e competere sul mercato diventa necessario intercettare la domanda estera. I Paesi del Bric, ma anche l'est Europa e i nostri tradizionali partner commerciali: Germania, Francia e Stati Uniti.

RETI - E allora – sulla falsariga dei contratti di rete già sperimentati su base locale e nazionale (si moltiplicano in Italia le iniziative aggregative di imprese anche di una stessa filiera produttiva e il cosiddetto patto Capranica ne è stato l'esempio ispiratore su base nazionale) – «sono sempre più le aziende che ci chiedono contratti per l'estero», spiega Franco Casarano, manager partner di Ls Lexjus Sinacta. Come dar loro torto: «per accrescere il proprio fatturato – scrive il report di Focus Pmi – è necessaria una consolidata strutturazione delle reti internazionali tra imprese in termini temporali». E qui, smentendo la vulgata di un cronico ritardo nei processi d'innovazione, «tre quarti delle imprese dichiara di operare in una rete internazionale da oltre dieci anni e persino il 44,3% delle pmi dice di relazionarsi con più di dieci imprese estere». Configurando una rivoluzione culturale per il tessuto produttivo italiano, per anni impantanato in logiche di bottega e ora aperto e propositivo verso chi è oltre-confine.

Fabio Savelli
09 marzo 2011

 

Post new comment

The content of this field is kept private and will not be shown publicly.
CAPTCHA
This question is for testing whether you are a human visitor and to prevent automated spam submissions.
Image CAPTCHA
Enter the characters shown in the image.